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Quale corpo non risulterebbe disabile di fronte alle ambiziose richieste del pensiero?
Flavio Emer, Il Corponauta

Non spetta certo a noi stabilire cosa sia « fuori » o « dentro » la norma : ma abbiamo voluto dedicare un progetto al far emergere ricchezze, emozioni, bellezza, anche inquietudine, o virtuosismo, di tante esperienze speciali. A cominciare dalla straordinaria traiettoria umana e artistica di Flavio Emer, al quale dedichiamo il primo passo di un percorso che inizia grazie al sostegno del Comune di Brescia e della Fondazione ASM. Avvicinando persone, associazioni, cooperative e artisti, per confrontare il loro punto di vista su un mondo…fuori norma. 

Beatrice Faedi

 

“Non è più il tempo per pensare e osservare la disabilità come una menomazione.

Ai lati di quello che è semplicemente l’insieme  statisticamente maggioritario degli individui si estendono zone di “diversa abilità”, che, se da una parte includono una minore capacità in alcune possibilità dell’azione fisica o intellettuale, dall’altra si spingono fino a estensioni incredibili  di forza ed energia.

Insomma chi si trova nel mezzo costituisce soltanto un punto di una gamma vastissima di variabili.

E se accettiamo questa più consapevole visione del mondo non sarà difficile compiere il passo successivo e osservare, nel vasto recinto dell’abilità, quanto sia poi difficile definire una norma buona per tutti, con la consapevolezza che ognuno di noi ha  attitudini differenti e di  grado diverso,  che ognuno di noi ha una gamma infinita di  difficoltà pratiche e psicologiche, esteriori e interiori.

Se infatti il discorso riguardasse l’affettività sappiamo bene che l’universo down avrebbe qualcosa da insegnare a tutti noi  normali, per non dire della fantasia dove certo la palma è andata spesso ad artisti difficilmente inquadrabili come “normali”.

Se prendiamo in considerazione tutto questo l’idea di “normalità” diventa inconsistente .

Sembra dunque interessante mescolare in un’ampia zona di spettacolo e di riflessione le varie dimensioni del nostro essere relativamente al saper fare/dire/pensare qualcosa. Mettere ulteriormente in crisi il sistema di certezze mostrando che la gamma cromatica del rapporto con il mondo ha infinite sfumature e che ognuno di noi è costretto quotidianamente a riformulare il proprio stare al mondo, misurando di continuo i territori di sicurezza e  le zone di minore certezza”.

Antonio Audino

“Nel cerchio non c’è il primo e non c’è l’ultimo” ci suggerisce un’importante riflessione di Roberto Gandini, ideatore e curatore del progetto di teatro integrato Piero Gabrielli di Roma.  Il cerchio come metafora di abbraccio e accoglienza: è con questa figura che si aprono tutte le lezioni e gli incontri di teatro integrato e di comunità, mai con una lezione frontale, che definisce ruoli in maniera rigida e senza ritorno. Nel cerchio i ruoli possono cambiare, chi è maestro si mette in ascolto o semplicemente fa, come tutti gli altri. Maestro può diventare, nel cerchio, chi è da sempre abituato ad imparare. I ruoli si ribaltano ed è un esercizio corroborante, illuminante, sempre. A Brescia le giornate  “FuoriNorma” per raccontare come il linguaggio dell’arte possa diventare un’opportunità straordinaria per chi fatica a levare la voce perché voce non ha, soprattutto se la parola “voce” definisce una comunicazione normale, classica, regolare e dunque, per tanti, impossibile.  L’arte diventa linguaggio per affermare un’esistenza spesso ai margini, silenziosa. L’arte aiuta a dire a chi è impegnato a seguire progetti educativi per conquistare una dignità dentro il quotidiano “io ci sono e a questa storia a questa società appartengo”.

Una giornata Fuori Norma per cominciare a porre le basi di collaborazioni e condivisioni di progetti di teatro integrato, arte visiva, musica e che possa diventare nel tempo una sorta di Piattaforma del Sociale a Brescia dove le cooperative e i loro progetti artistico/educativi possano avere un’occasione di visibilità maggiore, di dialogo e di confronto con realtà simili oltre i confini del territorio bresciano. Brescia ha una realtà sociale vivacissima e operativa che merita una visibilità più alta, nel futuro sarebbe importante pensare a questa piattaforma come ad un appuntamento che focalizzi gli sguardi di un pubblico non solo territoriale, ma anche nazionale. SomebodyTeatro vive nel proprio quotidiano la scommessa della convivenza creativa tra diversi livelli e stili di abilità. Ora, con la complicità e il pensiero di Antonio Audino, è il momento di allargare questa riflessione, mettersi a fianco dell’energia di tanti amici che vivono e fanno crescere esperienze similari. A Brescia e altrove. E provare a immaginare un futuro nel quale nuove azioni rendano sempre più evidente il contributo alla società e a ciascuno di noi di tutto quanto è fuori norma.