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Somebody Teatro delle Diversità nasce da una lunga storia, cominciata nel 2003. Di questa bella e importante esperienza abbiamo sempre portato con noi ciò che più ci ha fatto crescere nel tempo: le persone. Nel senso che in tanti ci seguono da sempre travasando la propria evoluzione e la propria ricerca, nutrita da ambizioni rigenerate e rigeneranti. Ma Persone per noi è anche la parola chiave, quella che identifica la nostra straordinaria normalità. Siamo Persone che credono nel teatro e nella sua potenziale carica comunicativa; che hanno ostinatamente contribuito ad affermare il diritto alla pari dignità di tutti. Persone che hanno provato ad imparare il linguaggio scenico, facendone un bagaglio insostituibile e unico per raccontarsi, e che non si sono mai sedute su risultati facili e buonisti. Persone che hanno rischiato ogni volta di cadere percorrendo strade mai accomodanti.

Somebody, qualcuno: pronome indefinito singolare; indefinito come tante storie che nell’anonimato sono di grandezza esemplare, come tanti eroi dei quali nulla sappiamo, come le storie di chi prova e cerca di vivere una vita dignitosa guardando il presente e il futuro con disperata speranza. Ma si può anche usare questo termine in maniera assoluta “in questa società  se non sei Qualcuno chi ti dà retta?”. Essere qualcuno dunque, essere riconoscibile, avere un ruolo che aggiunga importanza alla variegata gamma di possibilità di vita, ma essere qualcuno davvero e non grazie a una normalità codificata o una eccezionalità da copertina decisa da altri: questo è ciò che il progetto SOMEBODY si propone sfidando ancora una volta i confortevoli parametri delle nostre coscienze.

<Ho forse dormito mentre gli altri soffrivano? Sto forse dormendo in questo momento? Domani, quando mi sembrerà di svegliarmi, che dirò di questa giornata? Che col mio amico Estragone, in questo luogo, fino al cader della notte, ho aspettato Godot? Che Pozzo è passato col suo facchino e che ci ha parlato? Certamente. Ma in tutto questo, quanto ci sarà di vero?  >                                                                                                        (Samuel Beckett, Aspettando Godot)

<Cosa fare del  teatro? La mia risposta, se debbo tradurla in parole, è: un’isola galleggiante, un’isola di libertà. Derisoria, perché è un granello di sabbia nel vortice della storia e non cambia il mondo.  Sacra, perché cambia noi.>
(Eugenio Barba)